lunedì 30 settembre 2013

Frecce Tricolori: addio MB-339, M-345 nuovo aereo dal 2017 - video

Dopo più di 30 anni le Frecce Tricolori dicono addio all'Mb-339, lo storico aereo della Pattuglia acrobatica nazionale. Nel 2017 - ha annunciato il ministro della Difesa, Mario Mauro - sarà sostituito dal nuovo jet dell'Alenia M-345 Het, addestratore biposto nato dalle ceneri del Siai-Marchetti S-211, progetto degli anni '80 che tuttavia non ha mai avuto un buon successo commerciale.L'Mb-339, aereo che costituisce l'ossatura delle scuole di volo dell'Aeronautica militare italiana, equipaggia le Frecce Tricolori dal 1981, anno in cui sostituì il Fiat G-91T. Monomotore a getto da addestramento e attacco leggero, il 339 fu consegnato al 313esimo Gruppo addestramento acrobatico di Rivolto nella speciale versione PAN, priva dei serbatoi alle estremità alari e dotata d'impianto per i fumogeni.Progettato dall'ingegnere Ermanno Bazzocchi, grazie alla ala dritta e alla sua aerodinamica il 339 è a tutt'oggi l'unico jet in grado di eseguire la figura acrobatica detta "Lomcevack", solitamente appannaggio dei velivoli acrobatici ad elica. Ha contraddistinto le esibizioni delle Frecce negli ultimi 30 anni, nel bene e nel male. Fu proprio il 339, infatti, il protagonista del tragico incidente di Ramstein, in Germania nel 1988 quando tre velivoli entrarono in collisione causando la morte dei piloti e di 67 persone tra gli spettatori. Nonostante l'età il "Macchino" resta un ottimo prodotto dell'industria aerospaziale italiana. Ai suoi comandi si sono formate intere generazioni di piloti militari italiani e stranieri, un pensionamento conquistato con onore prima di cedere il testimone al nuovo 345.



Fonte: TMNews
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Catania, dirigente rimosso: accudiva cani randagi in questura - video

Accudire cani può costare caro. A Catania scoppia il "caso" della dirigente di polizia rimossa dal suo incarico perché accudiva alcuni randagi bisognosi nei locali della questura. Adriana Muliere, vicequestore aggiunto della città etnea, ha subito di un vero e proprio blitz, come spiega il senatore del M5S Mario Giarrusso che ha portati il caso a Palazzo Madama: "Noi vogliamo sapere di che cosa si occupava il dirigente che è stato rimosso". "Mobilitare la polizia scientifica per repertare come se fosse la scena di un crimine dei croccantini, qualche escremento di cane, fare rilievi fotografici, acquisire video delle sorveglianze private, tutto questo per verificare chi dava a mangiare a due cani di quartiere, figura prevista per legge, è francamente spropositato". Il "caso Muliere" ha coinvolto molti amanti dei cani che si sono schierati con il vice questore. "Questo non è un atto censurabile, ma encomiabile. Penso che non sia stato giusto tutto quello che è seguito a un semplice accudire dei cani randagi, che dovrebbe essere il dovere civico di ogni cittadino". "Chiediamo al Capo della Polizia, Alessandro Pansa, di fare chiarezza sul comportamento tenuto del questore di Catania, Salvatore Longo e dal vicario, Giovanni Signer, nei confronti del dirigente del Commissariato 'Nesima', culminato con uno strano trasferimento d'ufficio''. E' la richiesta avanzata dal segretario generale dell'Ugl Polizia di Stato, Valter Mazzetti.



Fonte: TMNews
Via: Adnkronos
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Pakistan: autobomba in un mercato, oltre 30 morti e 70 feriti - video

Attentato a Peshawar, in Pakistan. I morti sono almeno 31 e fra loro figurano 6 bambini e due donne. I feriti sono una settantina. Un'autobomba telecomandata è esplosa davanti a un commissariato di polizia e vicino a uno dei mercati più frequentati della città. Il racconto di un testimone: "Dopo l’esplosione abbiamo visto un fumo nero che si spandeva dappertutto. Non si vedeva più niente. Le vittime giacevano sulla strada, nessuno se ne occupava, non c’erano né ambulanze né polizia. Sono arrivati solo più tardi". Secondo le autorità, la bomba conteneva circa 200 kg di esplosivo misto a schegge di artiglieria. A quanto pare il commissariato aveva già ricevuto delle minacce in passato. Il luogo in cui è scoppiato l’ordigno non è lontano dalla chiesa in cui domenica scorsa un kamikaze estremista islamico si è fatto esplodere uccidendo oltre 80 persone. Secondo un responsabile degli artificieri, "un veicolo, una Toyota Corolla di colore bianca, è stato trasformato in un'autobomba". Il presidente pakistano ha parlato di un atto barbarico, nuovo capitolo di un confronto con i talebani, che non sembrano intenzionati ad accogliere le seppur caute aperture del governo di Islamabad.  Il capo dello Stato pakistano ha anche ribadito l'impegno del suo Paese ''a combattere il terrorismo in tutte le sue forme''.


Fonte: Euronews
Via: TG Com
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Fiumicino: aereo A320 atterra senza un carrello, nessun ferito - foto

Un carrello non si è aperto in fase di atterraggio ma l’ abilità del pilota ha evitato conseguenze per i 151 passeggeri imbarcati sull’Airbus Alitalia, AZ063, partito da Madrid e giunto ieri sera a Fiumicino. L’aereo si è fermato quasi a bordo della pista e solo

domenica 29 settembre 2013

Terremoto: Io non rischio, campagna prevenzione nazionale - video

Per il terzo anno consecutivo, il volontariato di protezione civile, le istituzioni e il mondo della ricerca scientifica si impegnano insieme per informare i cittadini su un rischio che interessa quasi tutto il territorio nazionale e di cui si parla troppo poco. L'iniziativa è promossa dal Dipartimento della protezione civile e dall'Anpas-Associazione nazionale delle pubbliche assistenze, in collaborazione con l'Ingv-Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia e con ReLuis-Consorzio della Rete dei laboratori universitari di ingegneria sismica e in accordo con le regioni e i comuni interessati. Obiettivo della campagna è promuovere una cultura della prevenzione ed avviare un processo che porti il cittadino ad acquisire un ruolo attivo nella riduzione del rischio sismico. Nelle due giornate in piazza i volontari saranno impegnati a distribuire materiale informativo e a rispondere alle domande dei cittadini sulle possibili azioni da fare per ridurre il rischio sismico. Sul sito ufficiale della campagna, www.iononrischio.it, sono disponibili le mappe interattive per conoscere la storia e la pericolosità sismica del nostro territorio e per individuare i 200 Comuni interessati dalla campagna. E' inoltre possibile consultare la sezione "Domande e risposte" sul rischio sismico e sulla sicurezza degli edifici, leggere approfondimenti sul volontariato di protezione civile e scaricare il pieghevole sulle regole di comportamento da tenere in caso di terremoto.  


Via: AGI
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Mondiali di ciclismo: rubate a Prato tutte le bici della nazionale russa

Brutta sorpresa per i ciclisti russi che partecipano ai campionati mondiali in Toscana che torneranno a casa con un ricordo concreto di uno dei capolavori del neorealismo italiano "Ladri di biciclette": 16 delle loro bici, per un valore di circa 100mila euro, sono state infatti rubate nella notte dai veicoli del team parcheggiati davanti all'albergo di Prato che ospita gli atleti. Tra le bici rubate - principali e di riserva - quelle di Alexander Kolobnev, Yuriy Trofimov e Sergei Chernetckii. L'"inconveniente" ha costretto la squadra a sostituire a tempo di record le bici rubate in vista della gara di domenica, andando a prenderle alla base operativa della Katusha Team, a Lonato (Brescia). Per preparare ognuna di essere sono necessarie ore, ma alla fine le bici nuove sono arrivate a destinazione in Toscana. Non l'ha presa affatto bene uno dei campioni russi che si è trovato ieri inaspettatamente appiedato, Alexander Kolobnev, che ha affidato a Twitter il suo sfogo con l'hashtag "la mafia è ovunque", prospettando la possibilità di non gareggiare. Che si tratti di criminalità organizzata appare improbabile, anche se gli investigatori della squadra mobile della questura di Prato ritengono che il furto non sia certo improvvisato: chi ha rubato le bici ha usato dei furgoni per portarle via e l'operazione sarebbe durata in tutto una quindicina di minuti. Ma che fine possono aver fatto bici cosi' professionali? Il furto delle due ruote dei campioni sarebbe più frequente di quanto si pensi e le possibili destinazioni della refurtiva possono essere paesi esteri o ricchi cicloamatori nostrani desiderosi di allenarsi sui sellini dei campioni: un po' la stessa sorte e destinazione delle opere d'arte rubate.

Via: ANSA
Foto: Katusha

Berlusconi fa dimettere ministri Pdl, in Italia è crisi di governo - video

E' crisi aperta per il governo guidato da Enrico Letta. I ministri del Pdl si sono dimessi in blocco, accogliendo l'invito che pochi minuti prima Silvio Berlusconi aveva rivolto loro con una nota. "L'ultimatum lanciato dal premier e dal Partito Democratico agli alleati di governo sulla pelle degli italiani, appare irricevibile e inaccettabile - aveva scritto il leader del Pdl - la decisione di congelare l'attività di governo, determinando in questo modo l'aumento dell'Iva è una grave violazione dei patti su cui si fonda questo governo e ci costringerebbe a violare gli impegni presi con i nostri elettori in campagna elettorale". Sono bastati pochi minuti perché arrivasse la conferma del ministro dell'Interno e vicepremier Angelino Alfano: la delegazione del Pdl al governo si è dimessa, senza aspettare che Letta arrivasse in aula per verificare con un voto parlamentare la fiducia al suo esecutivo. A evitare le dimissioni non è servito il monito del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che da Napoli aveva espresso un chiaro no alla campagna elettorale permanente: non serve "che il Parlamento ogni tanto si sciolga - aveva detto il Capo dello Stato - non abbiamo bisogno di campagne elettorali a getto continuo, ma di continuità". Parole alle quali il Popolo delle Libertà si è mostrato sordo. La decisione di Silvio Berlusconi è giunta dopo un pranzo ad Arcore con la figlia Marina e i falchi del partito, sempre più attraversato da tensioni.


Via: TMNews
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sabato 28 settembre 2013

Maltempo, in arrivo ciclone Nefertari: da domenica piogge e temporali

''Abituati e sin troppo coccolati dal tepore estivo degli anticicloni settembrini, ora l'estate ci sta per salutare. Una forte perturbazione atlantica giungerà domenica sull'Italia alimentata dal vortice ciclonico "Nefertari" che si formerà nel cuore del Mediterraneo e spalancherà le porte alla cattiva stagione''. Lo sottolinea Antonio Sanò, direttore del portale www.ilmeteo.it. ''Ancora oggi sarà una bella giornata al Centro-sud con clima mite a tratti di giorno quasi estivo, mentre solo sul Triveneto ci sarà occasione per qualche pioggia e qualche temporale specie su Bellunese, Dolomiti, Trevigiano e Friuli''. Domani ''si assisterà ad un aumento delle nubi al Nord, Toscana e Sardegna con prime piogge su Liguria, Friuli e poi Piemonte e Alpi occidentali, segnali evidenti di un radicale e imminente guasto del tempo. Nel cuore del Mediterraneo va formandosi infatti Nefertari, il primo ciclone mediterraneo autunnale dell'anno, che risucchierà dall'Atlantico già domenica una forte perturbazione mentre da sud richiamerà aria più calda e umida africana''. Domenica le piogge e i temporali ''colpiranno il Nord e la Toscana diretti verso Umbria e Lazio, con particolare accanimento su Piemonte, Lombardia, Veneto e sul Lazio dalla sera. Ma la massima energia di Nefertari si sprigionerà tra domenica e lunedì quando tutte le regioni italiane, coperte da una spessa coltre nuvolosa, saranno interessate da piogge persistenti e anche temporali, specie al Centro-sud e al Nordest. I venti saranno forti occidentali su Sardegna e Mar Tirreno, mentre lunedì inizierà la Bora sul nordest. I giorni successivi saranno più freschi e vedranno un parziale miglioramento''.


Fonte: Il Meteo

venerdì 27 settembre 2013

Appalti G8/ rinviati a giudizio: Bertolaso, Anemone e Balducci - video

Rinvio a giudizio per la cosiddetta "cricca" degli appalti del G8 e dei grandi eventi. Diciotto in tutto le persone convolte, accusate a vario titolo di corruzione e associazione per delinquere. Tra questi Guido Bertolaso (che non risponde dell'associazione), l'ex

Falsi ciechi nel napoletano, truffa per 1,7 milioni: 21 indagati - video

Hanno incassato indennità di accompagnamento per più di 1,7 milioni di euro perchè risultavano ciechi assoluti, con la complicità di alcuni pubblici ufficiali, ma in realtà erano in grado di correre con il cane o attraversare la strada senza problemi.

Sardegna: Alessia e Livia Schepp, ricerche ripartono da campo Rom

Potrebbero trovarsi in Sardegna Alessia e Livia Schepp, le due gemelline italo svizzere rapite dal padre Matthias, poi morto suicida a Cerignola, in Puglia. Ne sono convinti gli investigatori della Direzione distrettuale antimafia che hanno aperto un'inchiesta che

giovedì 26 settembre 2013

Incidenti: due morti su Gra, vittime un carabiniere e la moglie - video

Tragico incidente sul Grande raccordo anulare di Roma: un'auto sbandando ha colpito un camion vicino a un cantiere predisposto per l'esecuzione di lavori di ripristino della pavimentazione stradale, in corrispondenza del km 48,020, all'altezza dello svincolo Ardeatina.  Il conducente dell'auto che ha provocato un tamponamento è stato arrestato perché risultato positivo al test per il consumo di cannabis.  L'uomo è piantonato in ospedale, dove è in condizioni gravi. Guidava sotto effetto di sostanze stupefacenti il conducente dell'auto che ha causato l'incidente sul Gra in cui sono morti un carabiniere di 37 anni, appuntato della Centrale Operativa di Torre Annunziata, in provincia di Napoli, e la moglie di 36. Si tratta di un ragazzo di 23 anni della provincia di Frosinone che è stato arrestato dalla Polizia Stradale. Il carabiniere e la moglie stavano viaggiando a bordo della loro auto quando un'altra autovettura li ha tamponati facendoli finire contro un camion di una squadra che stava eseguendo dei lavori stradali. L'appuntato Gianfranco Cenvinzio era originario di Boscoreale. La coppia lascia due figli. Il conducente dell'auto ferito è stato arrestato dagli agenti della Polizia Stradale e si trova ricoverato all'ospedale Sant'Eugenio. L'incidente, avvenuto tra la Bufalotta e l'Ardeatina, ha provocato rallentamenti del traffico e code in carreggiata interna. 


Fonte: AGI
Via: Adnkronos
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Naufragio Giglio, trovati resti nella Concordia: atteso test dna - video

Ritrovati resti nella Concordia, potrebbero essere dei due dispersi nel naufragio al Giglio che mancano ancora all'appello. Dopo il ritrovamento della squadra di sommozzatori c'è una speranza per i familiari delle vittime, ma per avere la certezza che

Camorra, arrestati 14 presunti appartenenti al clan Aversano - video

I Carabinieri di Napoli, nel corso di un blitz contro il clan camorristico degli ''Aversano'', operante nell'hinterland a Nord di Napoli, hanno arrestato 14 persone raggiunte da ordinanza di custodia cautelare in carcere e ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, omicidio e di estorsioni e violazione alla Legge sulle Armi aggravati dal metodo mafioso. Nelle indagini, coordinate dalla Dda di Napoli, i carabinieri hanno ricostruito la rete con la quale l'organizzazione imponeva il "pizzo" a numerosi commercianti e imprenditori di Grumo Nevano e Casandrino (Napoli) e hanno individuato mandante ed esecutori di un omicidio compiuto 13 anni fa per contrasti con un altro clan per il controllo delle estorsioni. Tra le persone arrestate martedì mattina dai carabinieri di Castello di Cisterna (Napoli),  c'è anche l'avvocato Giuseppe Stabile, di 48 anni, penalista del foro di Santa Maria Capua Vetere. Il legale, è scritto in una nota a firma del procuratore aggiunto Giovanni Melillo, "risulta, attraverso plurime e concordanti fonti di prova, avere da molti anni assunto un ruolo di consapevole, diretta e stabile partecipazione alle attività delittuose del sodalizio, realizzata anche piegando a ciò strumentalmente le funzioni di difensore". Stabile, in particolare, avrebbe rivelato al boss Vincenzo Aversano, del quale era difensore, notizie riservate, tra cui le dichiarazioni rese al pm dal collaboratore di giustizia Giannantonio Masella.


Fonte: La Repubbica
Via: Adnkronos
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Bari: maxi truffa ai danni di Inps, scoperti 618 falsi braccianti - video

Si definivano "braccianti agricoli" ma di agricoltura conoscevano ben poco i 618 soggetti denunziati all'Autorità giudiziaria, poiché responsabili per aver percepito indebitamente dall'Inps circa due milioni di euro mediante la produzione e la presentazione di documentazione attestante falsi rapporti di lavoro agricolo. La maxi truffa ai danni dell'Istituto di previdenza è stata scoperta dai finanzieri del Gruppo Bari al termine di una complessa ispezione fiscale e dalle successive articolate indagini di polizia giudiziaria eseguite nei confronti di una società cooperativa di Bari che commercializzava prodotti ortofrutticoli nei comuni di Mola di Bari, Casamassima (Bari) e Brindisi. L'attività ispettiva, che ha riguardato le annualità dal 2009 al 2011, ha fatto emergere che l'impresa verificata non possedeva terreni ed attrezzature tali da giustificare sia il numeroso personale alle proprie dipendenze che le conseguenti giornate di lavoro agricolo certificate all'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. I 618 "falsi braccianti" sono stati denunciati all'Autorità giudiziaria per truffa nei confronti dello Stato volta all'indebita percezione di indennità erogate dall'Inps nel settore agricolo. Per gli amministratori della società, invece, le responsabilità penali riguardano anche l'associazione per delinquere e le violazioni alla normativa tributaria di cui al D.Lgs 74/2000.



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Milano, coniugi uccisi in via Muratori per non pagare cocaina - video

Svolta nel giallo del duplice omicidio di via Muratori a Milano. Chi li ha visti passeggiare per l'ultima volta la sera del 10 settembre 2012 in via Muratori a Milano, a pochi passi da Porta Romana, avrà pensato a una coppia felice come tante altre, eppure Massimiliano Spelta e la compagna domenicana Carolina Payano Ortiz erano due trafficanti fai-da-te di cocaina capaci di argomenti molto convincenti per farsi pagare i 40.000 euro di una partita contestata di un chilo e mezzo di droga. Una insistenza tale da indurre i debitori, due pregiudicati calabresi uno dei quali con 25 anni di detenzione alle spalle, a ucciderli in pieno centro davanti agli occhi della figlia della coppia di neanche due anni. Alessandro Giuliano, capo della Squadra Mobile di Milano: "Le vittime attendevano il pagamento e, secondo le nostre prime ricostruzioni, sono stati uccise per le insistenze rispetto a questo pagamento". La polizia aveva individuato i due killer, Mario Mafodda di 54 anni e Carmine Alvaro di 41 anni, già poche settimane dopo l'omicidio, ma solo nelle ultime ore, dopo un anno di indagini portate avanti in rigoroso silenzio per non comprometterle, gli investigatori sono riusciti ad arrivare al fermo di due pregiudicati. Maffodda, di origini calabresi ma residente da tempo in Liguria, ha una lunga storia criminale alle spalle. Alvaro, originario di Sinopoli, era già agli arresti domiciliari per una rapina commessa a Tortona. 



Via: TMNews
Foto: Facebook

Pakistan: sale bilancio del terremoto, spunta una nuova isola - video

Interi villaggi distrutti, 300.000 persone colpite, 328, per ora, le vittime e oltre 400 i feriti. Sono i numeri drammatici del terremoto in Pakistan di 7,7 gradi di magnitudo sulla scala Richter. Devastata la provincia desertica e montagnosa del Beluchistan, ad altissimo rischio sismico. L'emergenza disastri è stata decretata nel distretto di Awaran, epicentro del sisma, al confine con l'Iran. La macchina degli aiuti e dei soccorsi è al lavoro in uno scenario di distruzione. Centinaia di abitazioni di pietre tenute insieme solo dal fango sono crollate, i soldati e le Guardie di frontiera tentano di salvare vite umane tra le macerie. Gli ospedali della zona sono al completo, i feriti più gravi vengono portati a Karachi, nel sud del Paese. Le scosse hanno colpito con una forza tale da creare un isolotto a circa mezzo miglio dal porto di Gwadar, sul Mar d’Arabia. Secondo gli esperti questo lembo di terra potrebbe essere collegato a un vulcano di fango generato dal passaggio del sisma. L'isola è destinata, in tal caso, a essere erosa e distrutta dal mare. L'isola è una montagnola di una ventina di metri d'altezza, lunga una quarantina di metri e larga centinaia. Più che una struttura fissa, dicono gli studiosi, si tratta tecnicamente di quello che i sismologici definiscono un vulcano di fango, in pratica un ammasso di sedimenti spinti verso l'alto dalla pressione del gas metano scatenata dal sisma.


Fonte: Euronews
Via: TMNews
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mercoledì 25 settembre 2013

Agrigento: anziano imbavagliato e ucciso, arrestati 2 romeni - video

Con l'accusa di rapina ed omicidio i carabinieri hanno fermato a Burgio, nell'agrigentino, i romeni Adrian Ciubotariu, 23 anni, e Catalin Mihai Simion, 22 anni. I due sono accusati dell'omicidio di Liborio Italiano, il 90enne, trovato cadavere lunedì mattina all'interno della propria abitazione in via Salzone, in pieno centro. La svolta è giunta grazie ai riscontri tecnici svolti dai carabinieri del Reparto Investigazioni Scientifiche dell’Arma. Quando i militari sono giunti nell'appartamento del pensionato lo hanno trovato, privo di vita, con le mani legate dietro la schiena e con un lenzuolo stretto sulla bocca. Le indagini immediatamente scattate hanno permesso ai carabinieri di identificare, anche grazie ad alcuni testimoni, gli autori dell'omicidio. Nell'abitazione dei due romeni è stato trovato un televisore 32 pollici, rubato alla vittima, e un maglione intriso di sangue.  

I militari dell'Arma di Burgio subito dopo i primi rilievi avevano ipotizzato come pista privilegiata quella della rapina degenerata in omicidio, l’abitazione dell’anziano era infatti completamente a soqquadro. Durante l'interrogatorio gli indagati hanno ammesso le proprie responsabilità e a loro carico è stato emesso il provvedimento di fermo. Dopo le formalità di rito sono stati condotti presso il carcere di Sciacca a disposizione dell'autorità giudiziaria, mentre il cadavere del 90enne è stato trasportato alla camera mortuaria del cimitero di Sciacca dove sarà effettuata l'autopsia.


Fonte: Adnkronos
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Tav, Alfano a sorpresa nel cantiere: nessuno fermerà i lavori - video

Una visita a sorpresa nel cantiere della Tav a Chiomonte: il vicepremier e ministro dell'Interno Angelino Alfano fa tappa nel cantiere dell'Alta velocità in Val di Susa e assicura: lo Stato protegge l'opera. "E' mestiere dello Stato difendere i propri cittadini e le opere che ritiene strategiche, come questa, che sono già cominciate e non sarà consentito a nessuno di interrompere con la delinquenza e la violenza. Nessuno può fermare uno Stato sovrano che ha preso una legittima decisione ascoltando le popolazioni locali". Il ministro, che era insieme al capo della polizia Gianpaolo Pansa, ha incontrato lavoratori, sindaci, presidente della Regione Roberto Cota e presidente della provincia, Antonia Saitta. "Io vorrei ringraziare le istituzioni territoriali, i comuni, i sindaci, la provincia, la regione che con grande spirito di cooperazione istituzionale e grande lealtà stanno contribuendo a rappresentare l'idea di una regione che fa dello sviluppo una questione strategica". Alfano ha visitato la parte del cantiere della Torino-Lione dove sorge il tunnel geognostico, a pochi giorni dall'inizio dei lavori della fresa. Intorno al 15 ottobre si inizierà a scavare la montagna. La galleria è prevista di circa 7,5 km di lunghezza e con un diametro di circa 5 metri. Il suo tracciato è parallelo a quello del cosiddetto Tunnel di base che costituisce il cuore dell'opera: una galleria formata da due canne e lunga circa 57 chilometri.


Fonte: TMNews
Via: Il Post
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Fisco/ sequestro da 1,5 mln euro a Raoul Bova, lui: sto già pagando

Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza ha sequestrato tre immobili, due a Roma e uno a Rieti, del valore complessivo di 1,5 milioni di euro riconducibili all'attore Raoul Bova, la cui posizione è all'esame della Procura in merito a una presunta evasione fiscale. L'attore avrebbe trasferito illegittimamente dei costi sul conto della società che gestisce i suoi diritti d'immagine, godendo quindi di un'aliquota agevolata. Tra il 2005 e il 2010, Bova avrebbe evaso 680mila euro. A quanto si è appreso la Finanza ha dato esecuzione a un provvedimento che la Procura ha ottenuto dalla Cassazione dopo aver chiesto invano analoga misura sia al Gip che al Tribunale del Riesame. "Ho preso atto, a seguito delle contestazioni della Agenzia delle Entrate del fatto che i miei amministratori hanno compiuto un errore di cui ora pago le conseguenze io. Ho quindi con l'ausilio dei miei consulenti deciso di definire immediatamente un accordo con l'agenzia delle Entrate in base al quale sto da tempo pagando quanto è poi risultato da me dovuto a seguito delle verifiche ed intese con l'Agenzia delle Entrate". "Proprio per questo - ha rimarcato - sono profondamente ferito dall'accanimento che si sta operando su di me con un sequestro che non ha alcuna ragione di esistere, sia perché sto pagando il debito fiscale, di gran lunga inferiore al valore del sequestro, sia perché, tengo a precisare, non ho commesso alcun reato, come detto e scritto, prima di questo provvedimento, da altri giudici penali (....)". "Sono profondamente addolorato per quanto accaduto con il fisco italiano a maggior ragione perché sono sempre stato e resto impegnato, nella mia vita e nel mio lavoro di interprete e di produttore, nei valori sociali e nel rispetto dello Stato che ho sempre manifestato (...)", ha tenuto a sottolineare l'attore. Bova ringrazia infine la Guardia di Finanza "che per due anni ha operato con la massima professionalità e riservatezza, vanificata oggi che la Procura ha ottenuto il sequestro e spero che la faccenda si chiuda al più presto per riprendere serenamente il mio lavoro che è sostanzialmente di set, e non di libri contabili, fatture e tribunali".

Via: Adnkronos
Foto da video: Rai

martedì 24 settembre 2013

Mafia: confiscati beni 700 mln a fiduciario di Messina Denaro - video

Maxi operazione della Dia di Palermo che ha disposto la confisca di un patrimonio mobiliare ed immobiliare di oltre 700 milioni di euro ad un noto imprenditore castelvetranese, uomo di fiducia del super boss latitante Matteo Messina Denaro. Colpite dal provvedimento emesso dal Tribunale di Trapani sono state 12 società, 220 fabbricati fra palazzine e ville, 133 appezzamenti di terreno per 60 ettari circa, tutti riconducibili a Giuseppe Grigoli. Secondo gli investigatori, con la maxi confisca operata, "si indebolisce notevolmente il potere economico di 'Cosa nostra', minando l'egemonia del suo capo". L'operazione, che nasce dalla proposta avanzata dal Direttore della Dia, dopo aver fatto luce su una serie di attività e movimentazioni finanziarie svolte dalla S.r.l. Gruppo 6 Gdo, dalla S.r.l. Grigoli Distribuzione e da numerose altre società satellite, operanti prevalentemente nel mondo della grande distribuzione alimentare, con la gestione esclusiva, nella Sicilia Occidentale di supermercati a marchio "Despar", ha consentito di recuperare l'ingente patrimonio illecitamente accumulato. L'imprenditore Giuseppe Grigoli, 64enne di Castelvetrano (TP), considerato il "re dei supermercati", è in atto detenuto, in quanto condannato dalla Corte d'Appello di Palermo a 12 anni di reclusione per associazione per delinquere di stampo mafioso; nell'ambito dello stesso procedimento penale, Matteo Messina Denaro è stato condannato a 20 anni di reclusione.


Via: TMNews
Foto dal video

Messina: tentano di rapinare gioielleria, vengono presi a calci - video

Il video è stato postato su Youreporter e sta facendo, come si dice in questi casi, il giro della rete. Le immagini riprese da una telecamera di sorveglianza all'interno di una gioielleria di Giardini Naxos (Messina), mostrano il tentativo di rapina (a mano armata) da parte di due giovani. Il gioielliere prima sembra scappare sul retro, poi torna con una pistola, minaccia i due, si fa restituire i gioielli che nel frattempo avevano sottratto, e li mette in fuga a pedate. E' quel che è successo alcuni giorni fa nella centralissima via Umberto I di Giardini. Uno dei due rapinatori suona alla porta e il marito della proprietaria (un poliziotto) che in quel momento si trovava al banco per mostrare alcuni gioielli a una cliente, apre. In questo momento nell'attività commerciale entra anche il secondo malvivente (che indossa un casco) e cerca di fare man bassa di preziosi. Uno dei due sparisce nel retrobottega con il proprietario, ma dopo pochi istanti è obbligato a fare marcia indietro, con la pistola (vera) puntata alla testa e si dà alla fuga. Il rapinatore viene preso a calci dal gioielliere e costretto a scappare. Ad assistere alla scena anche una madre con un bambino. Nel commento al video, pubblicato su Youreporter, si legge: "Chi riconosce il rapinatore può avvisare la polizia, ghiotta ricompensa". La polizia ha avviato le indagini e non è escluso che i banditi vengano incastrati dal video. 


Fonte: La Stampa
Via: Resapubblica
Foto dal video

Mafia: 8 arresti in Lombardia, in manette la figlia di Mangano - video

Operazione della polizia contro l'infiltrazione di Cosa Nostra nei settori della logistica e dei servizi in diverse province lombarde: otto le persone arrestate tra cui la figlia e il genero di Vittorio Mangano, ritenuto dagli investigatori ai vertici del mandamento di Porta Nuova a Palermo e divenuto celebre giornalisticamente come lo "stalliere di Arcore", deceduto nel luglio del 2000. Le accuse contestate a vario titolo ai destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dalla Dda di Milano sono quelle di associazione mafiosa, estorsione, false fatturazioni, favoreggiamento e impiego di manodopera clandestina. Decine di agenti della Sezione criminalità organizzata della Squadra Mobile sono entrati in azione all'alba nelle province di Milano, Cremona, Lodi e Varese perquisendo le sedi di diverse cooperative e società accusate di false fatturazioni e sfruttamento della manodopera per realizzare profitti a partire dal 2007. Secondo l'accusa parte dei profitti veniva utilizzata per sostenere esponenti di Cosa Nostra detenuti o latitanti, mentre un'altra veniva reinvestita in altre attività imprenditoriali. In Lombardia siamo di fronte a una "mafia imprenditoriale", che cerca di fare affari, e non solo illeciti: è questa l'osservazione contenuta in un passo del dispositivo della Direzione nazionale antimafia di Milano, che ha portato all'emissione dei provvedimenti di custodia cautelare.


Via: TMNews
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lunedì 23 settembre 2013

Napoli: arrestato a Secondigliano latitante accusato di traffico droga

Hanno circondato la casa della sorella e fatto irruzione senza dargli alcuna possibilità di reazione. E' stato arrestato così, dai Carabinieri del comando provinciale di Napoli, il ricercato Luigi De Martino, 37 anni, già noto alle forze dell'ordine, nel cuore della zona di Secondigliano dove gli affari illeciti sono sotto il controllo del clan camorristico dei Di Lauro. L'uomo era destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 21 maggio dal Gip di Catania su richiesta della Direzione distrettuale antimafia etnea per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso. Nel corso delle indagini è emerso che De Martino era attivamente inserito nella frangia campana di una associazione a delinquere dedita al trasferimento di cocaina sull'asse Napoli-Catania, insieme a un gruppo criminale della città siciliana che, con i proventi della droga, finanziava il clan catanese dei Cappello-Carapeddi. Arrestato mentre pranzava a casa della sorella, dopo le formalità di rito, l'uomo è stato condotto nel centro penitenziario di Secondigliano. Nel giugno 2013 sono stati arrestati oltre 100 affiliati al clan Di Lauro, tra cui anche Raffaele Di Lauro, 19 anni, figlio di Paolo Di Lauro. Un'operazione che ha fatto terra bruciata attorno a Marco Di Lauro, il giovane reggente del clan latitante dal 2004. La cosca dei Di Lauro è divenuta famosa tra il 2004 e il 2005 a causa della terribile faida con il gruppo degli "scissionisti". 

Fonte: Adnkronos
Via: La Stampa

Roma, confiscati beni per 5 milioni di euro alla Banda della Magliana

Gli uomini della Direzione investigativa antimafia di Roma stanno procedendo alla confisca di un patrimonio stimato in 5 milioni di euro, tra appartamenti, ville, terreni, auto di lusso e d'epoca, attività commerciali nella zona sud della Capitale, nei confronti di Giuseppe Giagnoli, romano, 58 anni, prestanome di Enrico Nicoletti, capo indiscusso della Banda della Magliana. Giagnoli, già rinviato a giudizio per associazione a delinquere di stampo mafioso nel 2003 unitamente ad Enrico Nicoletti ed altre 27 persone di elevato spessore criminale, ha gestito, dalla metà degli anni '90, per conto del capo della Banda della Magliana numerose società operanti nel settore del commercio di autoveicoli, mantenendo e gestendo contatti con soggetti in grado di porre in essere azioni intimidatorie. La sezione misure di prevenzione del Tribunale capitolino, su proposta della direzione distrettuale di Roma, confermando l'impianto investigativo della Procura e della Dia, nell'emettere il provvedimento ha evidenziato che "Giagnoli Giuseppe, dopo aver accumulato un patrimonio a seguito di numerosi delitti, ha poi deciso di investire tale ricchezza nella più proficua attività usuraria, utilizzando il medesimo modus operandi appreso in via diretta da un criminale di notevole spessore come Enrico Nicoletti". Il metodo criminale "costringeva le vittime ad acquistare autovetture ad un prezzo notevolmente superiore al loro valore reale in modo da giustificare, con il pagamento rateale del veicolo, i versamenti usurari". Il sistema, ideato per evitare di lasciare tracce utili alla ricostruzione delle operazioni, ha reso particolarmente complesso il lavoro degli investigatori che hanno delineato, nel dettaglio, le numerosissime transazioni illecite. Giagnoli è stato sottoposto anche alla misura della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza per due anni.

Fonte: TMNews

Catania, scoperta e sequestrata maxi piantagione marijuana - video

I finanzieri del Comando Provinciale di Catania e della locale Sezione Aerea di Manovra hanno concluso una rilevante attività di contrasto alla produzione e al traffico di sostanze stupefacenti, procedendo al sequestro di una vasta area adibita alla coltivazione di marijuana, delle relative piante e all'arresto di un italiano e quattro romeni implicati nell'illecito contesto. Le attività investigative, condotte grazie all'ausilio dei mezzi aerei, hanno consentito di individuare la piantagione, abilmente celata in un agrumeto, in una località rurale particolarmente isolata a cavallo delle province di Catania e Siracusa. Durante le operazioni di perlustrazione, i soggetti responsabili tentavano dapprima di estirpare e occultare le piante e poi darsi a precipitosa fuga. Il coordinato intervento delle pattuglie a terra, guidate dal personale a bordo dell'elicottero, consentiva di bloccare e trarre in arresto quattro cittadini romeni, dediti alle attività di coltivazione delle piante stupefacenti, e un soggetto italiano, proprietario del fondo e dominus dell'illecita attività. La piantagione era dotata di un sistema automatizzato di irrigazione che, considerato lo stato delle piante e la loro altezza - in alcuni casi superiore ai 2 metri - si è rivelato molto efficace. Il complessivo quantitativo di marijuana, pari a circa 2,5 tonnellate, avrebbe fruttato sul mercato aretuseo ed etneo, naturale sbocco della produzione sequestrata, oltre un milione di euro. Al termine delle attività, i soggetti fermati sono stati posti a disposizione dell'Autorità Giudiziaria siracusana che ne ha ordinato la custodia agli arresti domiciliari.


Via: Guardia di Finanza
Foto dal video

Tav/ Rodotà replica a Alfano: Br ingiustificabili, non strumentalizzare

"Le parole delle Nuove Br sono inaccettabili e ingiustificabili": lo ha detto senza se e senza ma il costituzionalista Stefano Rodotà, che, raggiunto al telefono da TMNews, ha voluto precisare il senso delle sue dichiarazioni e rispondendo anche alle critiche arrivate dal ministro dell'Interno Angelino Alfano. Rodotà aveva definito "deprecabili ma comprensibili" le parole del volantino delle Br apparso sul sito ''Secours Rouge International'', che venerdì invitava il movimento No tav a fare "un balzo in avanti". "Le parole delle nuove Br sono inaccettabili e ingiustificabili. Le mie dichiarazione sono state usate in modo improprio, quindi lo ribadisco: sono inaccettabili le parole delle nuove Br, ma non mi sorprendono, perché cosa vi aspettavate dalle dichiarazioni di brigatisti? In questo senso sono 'comprensibili' ma non giustificabili, mai giustificabili", ha spiegato il costituzionalista, che ha sottolineato: "Purtroppo c'è ancora chi usa questo linguaggio, perché è rimasto prigioniero di questa deprecabile cultura e la gravità è accresciuta dal fatto che quella cultura non è affatto scomparsa e di questo bisogna rendersi conto". "Non strumentalizziamo le mie dichiarazioni - ha aggiunto - non ho mai detto 'comprensibili' nel senso di 'giustificabili', la mia distanza da questo è totale. Tutta la mia vita testimonia che ho sempre lottato, sia sul piano culturale che politico contro ogni forma di terrorismo". Commentando le parole di Rodotà come inizialmente riportate, il ministro dell'Interno, Angelino Alfano aveva detto a margine di un incontro per il lancio di Forza Italia a Milano: "La notizia se fosse confermata sarebbe sconvolgente, mi pare intollerabile che un candidato alla presidenza della Repubblica possa dire questo mentre i nostri poliziotti impiegati a difendere il cantiere e mentre i lavoratori delle ditte sono lì e rischiano la vita". Intanto, i No Tav hanno preso le distanze dai brigasti, e hanno "respinto al mittente" e bollato come "provocazione" il messaggio delle Nuove Br, adombrando anche l'ipotesi che ci sia "una strategia per demonizzare il movimento".

Via: TMNews
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Strage via D'Amelio, spunta video censurato falso pentito Scarantino

Uno scoop avrebbe potuto fermare il gigantesco depistaggio attorno all'eccidio di via d'Amelio. Il 26 luglio 1995, tre anni dopo la morte di Paolo Borsellino, Vincenzo Scarantino telefonò alla redazione di Studio Aperto e denunciò di essere un falso pentito, di essersi inventato tutto sulla strage Borsellino dopo le torture subite. Ma poche ore dopo la messa in onda di quello scoop, durante il telegiornale di Italia Uno, la polizia sequestrò tutte le cassette in cui era contenuta l'intervista. E lo scoop scomparve. Come si legge su Repubblica, negli archivi dei pm di Caltanissetta non si trova neanche il fascicolo originale del sequestro di quella video-cassetta. Adesso, il documento è stato ritrovato casualmente negli archivi di Studio Aperto. In una seconda parte dell'intervista il falso pentito parla delle torture subite in carcere: "A me a Pianosa mi fanno urinare sangue. A me facevano delle punture di penicillina, mi stavano facendo morire a Pianosa...". Nell'autunno del 2011, la procura di Caltanissetta ha aperto un'inchiesta sul depistaggio che avrebbe portato alla condanna di "innocenti" nel processo per l'uccisione del giudice Borsellino e della sua scorta. L'inchiesta è nata da una serie di dichiarazioni di collaboratori di giustizia e dalla clamorosa ritrattazione di Scarantino. La procura indaga su tre "funzionari dello Stato" accusati di calunnia, perché avrebbero suggerito a Scarantino la testimonianza.


Via: La Repubblica
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Peschereccio siciliano sequestrato da tunisini: nove persone a bordo

Il peschereccio italiano Cartagine, in navigazione a 70 miglia dalle coste tunisine, è stato affiancato e dirottato venerdì sera verso il porto di Sfax (Tunisia) da una motovedetta della dogana tunisina. A bordo del Cartagine si trovano nove marittimi, di cui quattro di Mazara del Vallo (uno è tunisino con nazionalità italiana) e cinque tunisini. È stato l'armatore del motopesca, Paolo Giacalone, intorno alle 18,40, a informare del fermo del peschereccio la Capitaneria di porto di Mazara del Vallo. Secondo quanto si è appreso, la Nave Sirio, della Marina Militare, in navigazione a circa 35 miglia dal peschereccio Cartagine, è stata avvisata via radio dell'accaduto da un secondo peschereccio italiano - il Twenty Two - ed ha mandato in volo il proprio elicottero, dirigendolo verso la posizione del Cartagine per raccogliere informazioni e stabilire un contatto radio. Alle ore 19.30 circa, il motopesca Cartagine è entrato nelle acque territoriali della Tunisia e, nonostante i ripetuti tentativi, l'elicottero della Marina Militare non è riuscito a stabilire un contatto radio con il motopesca e con la motovedetta della dogana tunisina. L'equipaggio del motopesca Twenty Two ha riferito che all’atto del dirottamento, il Cartagine non era intento in attività di pesca. La Farnesina è stata informata e l'ambasciata italiana a Tunisi si è attivata per seguire il caso. Risaliva a un mese fa l'ultimo sequestro di un motopesca della flotta di Mazara del Vallo da parte delle motovedette tunisine. Per il rilascio dell'imbarcazione, avvenuto dopo una serrata trattativa diplomatica, l'armatore aveva dovuto pagare un'ammenda di 16 mila euro. Anche l'altro motopesca che venerdì sera ha dato l'allarme, il Twenty Two, era stato fermato il 18 novembre del 2011 dalle autorità libiche e rilasciato due giorni dopo.

Via: La Stampa
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domenica 22 settembre 2013

Pakistan, kamikaze in chiesa: 52 morti e un centinaio di feriti - video

Un kamikaze si è fatto esplodere all'interno di una chiesa durante la funzione domenicale a Khoati Bazaar a Peshawar, in Pakistan, uccidendone 52 persone e ferendone un centinaio Lo ha riferito il responsabile della polizia locale, Muhammad

Kenya, assalto in shopping center: 59 morti e diversi ostaggi - video

Un vero e proprio inferno in un centro commerciale lussuoso di Nairobi. Un commando di uomini armati e mascherati ha fatto irruzione nel mall della Westgate, frequentato anche da molti stranieri, sparando e lanciando bombe a mano sulle persone che

sabato 21 settembre 2013

'Ndrangheta: arrestato boss latitante, era in spiaggia Palinuro - video

E' stato arrestato nel tardo pomeriggio di ieri sulla spiaggia di Palinuro, in provincia di Salerno, Massimiliano Sestito, 42 anni, latitante dal 9 agosto dopo essersi sottratto a un provvedimento di semilibertà.  Sestito, pluripregiudicato per omicidio, associazione a delinquere e traffico di sostanze stupefacenti, è considerato organico alla cosca Iozzo-Chiefari-Procopio attiva nel soveratese. I suoi trascorsi criminali, si legge in una nota della Questura, evidenziano la sua "estrema pericolosità". Il 20 agosto 1991 a un posto di blocco a Satriano, in provincia di Catanzaro, per scappare da un controllo dei carabinieri non esitò a uccidere l'appuntato dei carabinieri Renato Lio a colpi di pistola. Secondo la Squadra Mobile capitolina Sestito può essere ritenuto elemento di spicco della 'ndrangheta calabrese e, come tale, gravitante in contesti 'ndranghetistici della Capitale, dove il 24 gennaio scorso è stato consumato l'omicidio di chiara matrice mafiosa del pregiudicato calabrese Vincenzo Femia, ritenuto il referente sul territorio romano della cosca Nirta di San Luca (Rc). Nel corso della perquisizione domiciliare a Palinuro dell'abitazione del favoreggiatore Antonio Gallo (con cui il pluripregiudicato si accompagnava in spiaggia al momento dell'arresto) gli investigatori della Squadra Mobile di Roma hanno trovato indumenti, effetti personali e documentazione riconducibili al latitante, motivo per il quale Gallo sua madre, Anna Quiriti, sono stati tratti in arresto per il reato di procurata inosservanza di pena.


Fonte: AGI

Mafia: 23 anni fa ucciso Rosario Livatino, in ricordo del giudice beato

E' stato ucciso 23 anni fa, senza pietà, da un commando mafioso. Erano passate da poco le 8.30 quella mattina del 21 settembre 1990. Rosario Livatino, che il 3 ottobre avrebbe compiuto 38 anni, a bordo della sua Ford Fiesta di colore rosso, da Canicattì, dove abitava, si stava recando al tribunale di Agrigento. Oggi il magistrato, di cui è in corso il processo di beatificazione, viene ricordato in provincia di Agrigento. Il giudice stava percorrendo i duecento metri del viadotto San Benedetto, a tre chilometri dalla città dei templi, quando una Fiat Uno e una motocicletta di grossa cilindrata lo ha affiancato costringendolo a fermarsi sulla barriera di protezione della strada statale. I sicari sparano numerosi colpi di pistola. Rosario Livatino tenta una disperata fuga, ma viene bloccato. Sceso da mezzo, cerca scampo nella scarpata sottostante, ma viene finito con una scarica di colpi. Sul posto arrivano i colleghi del giudice assassinato; da Palermo anche l'allora procuratore aggiunto Giovanni Falcone, e da Marsala Paolo Borsellino. Per la morte di Rosario Livatino sono stati individuati i componenti del commando omicida e i mandanti, tutti condannati all'ergastolo. Secondo la sentenza, è stato ucciso perchè "perseguiva le cosche mafiose impedendone l'attività criminale, laddove si sarebbe preteso un trattamento lassista, cioè una gestione giudiziaria se non compiacente, almeno, pur inconsapevolmente, debole, che è poi quella non rara che ha consentito la proliferazione, il rafforzamento e l'espansione della mafia". Nella sua attività si era occupato di quella che sarebbe esplosa come la "Tangentopoli siciliana" e aveva colpito duramente la mafia di Porto Empedocle e di Palma di Montechiaro, anche attraverso la confisca dei beni. Giovanni Paolo II, pensava anche al magistrato, che una volta definì "martire della giustizia e indirettamente della fede", quando da Agrigento il 9 maggio del 1993 lanciò il suo anatema contro i mafiosi.

Via: AGI
Foto archivio

Giorno della pace 2013, Ban Ki-moon: momento per riflettere - video

Oggi 21 settembre si celebra la Giornata Internazionale della Pace (International Day of Peace): 24 ore per dire basta alle guerre e alla violenza. "La Giornata internazionale della pace è un momento di riflessione, un giorno in cui possiamo riaffermare

Costa Concordia: Rov perlustrano fondale Giglio alla ricerca dispersi

Sono iniziate, all'Isola del Giglio, le ricerche con i robot teleguidati dei corpi di Russel Rebello e Maria Grazia Trecarichi, le due vittime del naufragio della Costa Concordia che risultano ancora disperse. Giovedì scorso sull'Isola si è svolta la prima riunione tecnica del nucleo operativo che, sotto la guida del soggetto attuatore per la ricerca delle persone disperse, Contrammiraglio Arturo Faraone, è chiamato a definire le modalita' di coordinamento e le attività intorno alla Costa Concordia. Obiettivo del tavolo, del quale fanno parte Guardia Costiera, Vigili del Fuoco, Marina Militare, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e che verrà eventualmente integrato anche nei giorni successivi, è quello di pianificare la strategia di intervento che possa essere immediatamente operativa nel momento in cui lo specchio d'acqua intorno al relitto verrà dichiarato zona sicura per le operazioni di ricerca. Nel frattempo, grazie alle strumentazioni ROV (remotely operated vehicle) utilizzate dai tecnici del consorzio Titan-Micoperi, sono iniziate anche le attività di perlustrazione dei fondali intorno alla Concordia, attività ad ampio raggio rientranti nelle procedure previste a seguito dell'operazione di parbuckling. Le immagini saranno visionate in tempo reale dai tecnici della Guardia Costiera e della Marina Militare per verificare la eventuale presenza sul fondale di elementi di interesse ai fini della ricerca dei dispersi. "Per noi è un imperativo e una priorità riuscire a permettere ai familiari dei dispersi di poter piangere i loro cari". Con queste parole il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, nonché Commissario straordinario per l'emergenza Concordia, ha sottolineato l'impegno assunto, già durante i lavori di rotazione, nella ricerca dei corpi di Russel Rebello e Maria Grazia Trecarichi, ultimi due dispersi della tragedia del naufragio della Costa Concordia.

Fonte: ASCA
Foto da video: Pupia

'Ndrangheta: arrestato in Olanda boss superlatitante Francesco Nirta

Francesco Nirta, 39 anni, ricercato dal 2007 e considerato tra i dieci latitanti di massima pericolosità, già condannato all'ergastolo per omicidio e coinvolto in indagini per associazione mafiosa, è stato arrestato in Olanda, in un sobborgo di Utrecht. La polizia olandese è arrivata a lui grazie alle informazioni raccolte dalla squadra mobile di Reggio Calabria e dallo Sco, che erano sulle tracce del latitante da una quindicina di giorni. All'operazione ha contribuito anche l'Interpol. L'uomo fa parte della famiglia Nirta-Strangio, ma non è coinvolto nella strage di Duisburg, avvenuta la notte di Ferragosto del 2007 ed in cui furono uccise sei persone ritenute vicine alla cosca dei Pelle-Vottari. Nirta è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di Bruno Pizzata, ucciso nelle campagne di Casignana il 4 gennaio del 2007. La sentenza fu emessa il 12 luglio del 2011 dalla Corte d'assise di Locri che condannò, con la stessa pronuncia, altre sette persone al carcere a vita, tra cui Giovanni Strangio, ritenuto l'ideatore ed uno degli esecutori materiale della strage di Duisburg. L'omicidio di Bruno Pizzata, avvenuto nell'ambito della faida di San Luca tra i Nirta-Strangio, da una parte, ed i Pelle-Vottari, dall'altra, fu commesso per vendicare la strage di Natale 2006 in cui fu uccisa Maria Strangio e restarono ferite altre cinque persone, tra cui un bambino. Tra i feriti anche il marito di Maria Strangio, Giovanni Luca, ed il fratello Francesco, che è la persona arrestate in Olanda.


Via: Tg1 Rai

venerdì 20 settembre 2013

Mafia: blitz antiracket, smantellato clan Fiorenza a Leonforte - video

Otto persone accusate di essere affiliate alla nuova cosca mafiosa di Leonforte (Enna), che aveva assunto il controllo del racket delle estorsioni, sono stati arrestate dalla polizia nell'operazione "Homo novus". L'indagine, coordinata dalla Dda di Caltanissetta, è stata condotta dal commissariato di Leonforte e dalla Squadra mobile di Enna. Le accuse contestate sono associazione mafiosa e tentata estorsioni. Il capo della nuova famiglia mafiosa è, secondo gli inquirenti, Giovanni Fiorenza, 54 anni, cognato di Rosario Mauceri, condannato all'ergastolo per duplice omicidio aggravato. Giovanni Fiorenza, detto "Sacchitella" sarebbe stato autorizzato a gestire le estorsioni nella zona Nord dell'Ennese, solo lo scorso agosto. L'uomo secondo la polizia ha partecipato a un summit dove ha ricevuto da un esponente di vertice di Cosa Nostra, che si occupa del territorio della provincia di Enna, il permesso di operare nell'area che va dal Comune di Nicosia fino alla zona Dittaino e sulla quale ha interessi la criminalità organizzata catanese. La legittimazione arrivata 6 settimane fa era stata accolta con grande soddisfazione dagli affiliati. Nei commenti intercettati dagli inquirenti, gli indagati si compiacevano che finalmente ad Enna avrebbero comandato loro e non "catanesi" o "palermitani". Gli arrestati oltre al presunto reggente, sono Alex Fiorenza, 31 anni, Simon Fiorenza 29 anni, Mario Armenio detto "l'Olandese", 57 anni, Giuseppe Viviano, 53 anni, Nicola Giuso, 38 anni, Gaetano Cocuzza, 26 anni, e Angelo Monsù, 43 anni.



Fonte: AGI
Foto dal web

Mafia: preso latitante Giovanni Costa fuggito a Santo Domingo - video

La polizia di Stato di Bologna dopo un indagine avviata nel marzo 2013 in collaborazione con il Servizio centrale operativo della polizia di Stato (Sco), e con il personale della divisione Interpol, del settore polizia di frontiera e di personale della sezione catturandi della squadra mobile ha arrestato il pregiudicato Giovanni Costa, nato a Villabate (Palermo). Costa deve espiare una pena di anni 12 per reato continuativo. Costa, già sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Bologna, per la durata di cinque anni, è l'ex titolare ed amministratore unico del cantiere navale "Mochi Craft" di Pesaro e della controllata "Poliver s.r.l." di Fano. Era titolare di società immobiliari, assicurative e di costruzioni e, attraverso altre società immobiliari, era titolare di diversi appartamenti nel villaggio turistico "Porto Rosa" di Furnari (Messina), nell'isola di Vulcano e a Villabate. L'uomo era affiliato alla cosca mafiosa "Portanuova", facente capo a Pietro Aglieri, per il tramite dei capi famiglia Salvatore e Vincenzo Montalto di Villabate. Suo era il compito di "ripulire" i proventi di attività criminali di Cosa Nostra. Gli agenti hanno stimato che l'arrestato abbia riciclato quasi 900 miliardi di vecchie lire. La caccia al latitante è iniziata nel marzo di quest'anno con l'attivazione di intercettazioni telefoniche delle utenze in uso ai familiari del Costa che consentivano di localizzarlo nella Repubblica di Santo Domingo. Costa è arrivato ieri alle 17 in Italia con un volo aereo atterrato a Fiumicino.


Fonte: TMNews

Furti in appartamenti: sgomina banda di georgiani, 13 arresti - video

La Polizia di Stato ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 13 persone ritenute appartenenti ad una banda di cittadini georgiani responsabile di decine di furti in abitazione verificatisi tra i mesi di febbraio e giugno scorsi nelle province di Salerno, Napoli, Latina, Avellino, Benevento, Campobasso, Palermo e Trapani. Le indagini, avviate lo scorso mese di aprile, sono state condotte, in stretta sinergia con lo Sco, dalla Squadra Mobile di Salerno che ha dato esecuzione al provvedimento in collaborazione con le Squadre Mobili di Roma, Napoli, Palermo e Trapani ed il Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria. Sono in corso numerose perquisizioni nei confronti di altri indagati non raggiunti da provvedimento restrittivo. Il gruppo di georgiani, in gran parte clandestini, aveva collegamenti con altri analoghi gruppi presenti in altri Paesi europei. Le indagini hanno riscontrato il costante utilizzo da parte degli indagati di documenti di identità e di permessi di soggiorno falsi. L'organizzazione era particolarmente ramificata e strutturata con la disponibilità di un ampio parco autovetture falsamente intestate al fine di rendere più difficoltose le indagini e la possibilità di risalire all'identificazione dei responsabili. L'indagine è iniziata nell'aprile scorso, dopo che in due casi erano stati arrestati in flagranza di reato quattro ladri di nazionalità georgiana.




Fonte: AGI
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Mafia, faida tra clan per leadership: nove fermi nel catanese - video

I carabinieri del comando provinciale di Catania hanno fermato nove persone, su ordine della Dda etnea, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, tentato omicidio, detenzione e porto abusivo di armi con l'aggravante di aver favorito Cosa nostra. L'inchiesta ha fatto luce sulle dinamiche interne ai clan di Vizzini e Francofonte, tra le province di Catania e Siracusa, successive alla cattura del boss Michele D'Avola. Tra i due gruppi sarebbe sorta una spaccatura per la successione al vertice. In questo ambito è da ricollegare il tentato omicidio di Salvatore Navanteri, l'8 agosto scorso, da parte degli uomini di D'Avola. Navanteri infatti mirava all'assunzione della leadership nel clan. L'operazione, che ha impegnato cento militari tra le province di Siracusa, Agrigento e Cremona, ha interrotto la preparazione di un progetto ritorsivo da parte di Navanteri. Assicurando alla giustizia queste nove persone, i militari hanno fermato sul nascere quella che poteva trasformarsi - secondo la Procura - in una sanguinaria guerra di mafia. ''Temevamo omicidi e fughe degli indagati "- ha affermato il procuratore capo Giovanni Salvi, spiegando il perché della richiesta del provvedimento d'urgenza insieme al sostituto Raffaella Vinciguerra. Il comandante provinciale dei carabinieri, il col. Alessandro Casarsa, ha sottolineato come "dalle indagini dei militari dell'Arma era emersa l'ipotesi reale di una ritorsione" con una "esemplare risposta armata" al tentativo di omicidio di Salvatore Navanteri.


Fonte: TMNews
Via: Live Sicilia
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Avvocatessa uccisa a Udine, fermato un uomo: ha confessato - video

Fermato l'assassino di Silvia Gobbato, la ragazza di 28 anni accoltellata a Udine mentre faceva jogging: ha 36 anni, si chiama Nicola Garbino e ha confessato. L'uomo, che soffrirebbe di disturbi psichici, è stato intercettato dai carabinieri mentre si trovava in bici in un campo poco lontano dal luogo del delitto. Nel suo zaino sono stati trovati un coltello di grandi dimensioni e alcuni indumenti sporchi di sangue. Portato in caserma il 36enne avrebbe subito confessato il delitto raccontando il suo piano: rapire una donna qualunque per poi chiedere il riscatto. Silvia Gobbato dunque si sarebbe trovata nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Gli inquirenti hanno portato l'uomo sul luogo del delitto per ricostruire tutte le fasi del delitto. Garbino l'ha vista da sola lungo l'ippovia e l'ha assalita. La ragazza ha tentato di difendersi, di divincolarsi, ha reagito e allora Garbino con il coltellaccio da cucina che aveva in mano l'ha uccisa con una dozzina di fendenti. Poi ha trascinato il corpo senza vita ai lati della strada nel tentativo di nasconderlo. Mancano ancora i risultati dell'autopsia, sospesa in seguito allo sviluppo delle indagini e tutti gli altri riscontri scientifici, ma sarebbero a questo punto pochi i dubbi sulla responsabilità di Garbino. Studente di ingegneria fuori corso, Garbino avrebbe anche dei segni sulle braccia, forse quelli lasciati da Silvia nell'estremo tentativo di difendersi.


Fonte: AGI
Via: Sky Tg24
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giovedì 19 settembre 2013

Corruzione in Equitalia: perquisizioni in tutta Italia, 5 indagati - video

Decine di perquisizioni sono scattate al'alba a carico di funzionari di Equitalia e di imprenditori nell'ambito di un'inchiesta per corruzione. L'agenzia, in una nota, ha fatto sapere che sta collaborando con gli inquirenti. L'operazione della Guardia di Finanza,

Canada, schianto tra treno e bus ad Ottawa: almeno 6 morti - video

E' di almeno sei morti e una trentina di feriti, di cui undici giudicati in condizioni critiche, il tragico bilancio di uno scontro tra un treno e un autobus a due piani ad un quindicina di chilometri dal centro della capitale canadese, Ottawa. Le vittime sono tutte persone che viaggiavano a bordo dell’autobus a due piani. La collisione è avvenuta a un passaggio a livello, appena fuori da una stazione ferroviaria alla periferia ovest della città, in piena ora di punta del mattino. Apparentemente, l'autista del bus ha avuto un malore, e ha rallentato solo all'ultimo momento, ma ha comunque sfondato le sbarre del un passaggio a livello, che era stato regolarmente chiuso, e non è riuscito ad evitare l'incidente. La parte anteriore del bus è stata completamente strappata via nell'impatto e la locomotiva del treno è deragliata ma i vagoni sono rimasti sui binari riportando lievi danni. Secondo un portavoce della polizia, sul treno non ci sarebbero invece feriti. Le cause dell'incidente restano da chiarire. Alcuni dei passeggeri a bordo del bus si sono resi conto che l'autista andava troppo veloce, avvicinandosi ai binari. Poco prima dell'impatto hanno anche cominciato ad urlare, avevano visto le luci lampeggianti del passaggio a livello, ha raccontato uno di loro ad una emittente tv canadese, la Cbc. Le due grosse compagnie ferroviarie canadesi, Canadian National Railway e Canadian Pacific Railway, stanno rivedendo gli standard per la sicurezza dopo l'incidente mortale del 6 luglio scorso che ha ucciso 50 persone e distrutto il centro di una cittadina del Quebec.





Fonte: La Stampa
Via: Reuters
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