domenica 9 novembre 2014

Messico, uccisi i 43 studenti scomparsi: confessano 3 narcos - video

I 43 studenti scomparsi in Messico il 26 settembre sono stati uccisi; i loro corpi sono stati bruciati e poi gettati nel fiume. La tragica soluzione del mistero che ha indignato l'intero Paese scatenando manifestazioni e proteste è arrivata grazie alla confessione di tre sicari. Secondo quanto riferito
dal ministro della Giustizia, Jesus Murillo Karam gli studenti, tutti 20enni, sono stati fermati nella città di Iguala mentre viaggiavano a bordo di alcuni autobus da agenti corrotti che li hanno consegnati a membri del cartello dei "Guerreros unidos". Poi sono stati portati in una discarica dove alcuni di loro sono arrivati già morti per asfissia; gli altri sono stati interrogati e poi uccisi. Il presidente Enrique Pena Neto ha assicurato che sarà fatta giustizia: "I risultati dell'inchiesta indignano e offendono tutta la società messicana. Con ferma determinazione il governo continuerà a sforzarsi per far luce sul fatto". E resta molto da chiarire sul perché di questo omicidio di massa: per ora sotto accusa ci sono l'ex sindaco di Iguala e la moglie, sorella di tre narcotrafficanti, che temevano contestazioni da parte degli studenti. La strage ha messo in evidenza l'esistenza di un legame operativo fra le autorità locali - il sindaco di Iguala è attualmente latitante, così come il capo della polizia municipale - e gruppi di narcotrafficanti, che si estenderebbe su tutto il territorio dello Stato di Guerrero.


Fonte: AskaNews
Via: La Stampa

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