venerdì 24 agosto 2018

Bruxelles, niente intesa Ue su sbarco di migranti: da nave tutti scesi

L'Italia va allo scontro con l'Europa, dopo il nulla di fatto a Bruxelles sullo stallo della Diciotti, l'imbarcazione della Guardia Costiera con a bordo 150 migranti, ormeggiata al porto di Catania. La riunione dei rappresentanti degli stati della Ue convocata a
Bruxelles si è conclusa senza alcuna soluzione. Uno dei punti contrari, è che il flusso di migranti pro-capite in Italia è molto al di sotto di quello in altri Stati membri attualmente e perciò, a loro avviso, non vi sarebbe necessità di condividere la responsabilità. L'esito del vertice ha innescato la reazione del governo italiano, con il premier Giuseppe Conte che avverte: "Trarremo conseguenze". La riunione fra gli sherpa di 12 paesi, fra cui l'Italia, è stata fissata per trovare una soluzione durevole alla questione degli sbarchi dei migranti ed è coincisa con il caso della Diciotti. Prima del vertice, il portavoce della Commissione Europea ha sottolineato che "in Europa le minacce non servono a niente" e che la riunione degli sherpa è "un meeting informale in cui si cercheranno soluzioni". Infine alle domande su cosa dovesse succedere se l'Italia dovesse interrompere il pagamento dei contributi Ue, come ipotizzato dal vicepremier Luigi Di Maio, il portavoce ha risposto che una cosa del genere "non è mai accaduta sinora". La nave Diciotti è arrivata nel porto etneo  alle 23.30 di lunedì con a bordo 177 migranti soccorsi al largo di Lampedusa. Nella serata di mercoledì il Viminale ha dato il via libera allo sbarco sul molo di Levante del porto di 29 minori. Nel pomeriggio di sabato 13 migranti sono sbarcati a terra per gravi motivi sanitari. In serata il via libera del ministro dell'Interno Matteo Salvini allo sbarco di tutti i profughi. Sul caso sono aperte tre inchieste della magistratura. La Procura di Agrigento ha messo sotto inchiesta il leader leghista per sequestro di persona, abuso d'ufficio e arresto illegale. Con lui è stato indagato anche un capo di gabinetto. Gli atti ora passeranno al Tribunale dei Ministri. Oltre ad Agrigento e Catania, indaga anche la Procura di Palermo che ipotizza il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di esseri umani. 

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