mercoledì 17 aprile 2019

Roma, oltre 5 milioni di persone vivono in povertà assoluta in Italia

Nel 2017 gli individui in povertà assoluta sono 5 milioni e 58mila (8,4 per cento). Le condizioni dei minori rimangono critiche: tra di loro, i poveri assoluti sono infatti il 12,1 per cento. Tra il 2016 e il 2017 la povertà o esclusione sociale diminuisce in Italia e in Europa, ma coinvolge
ancora il 22,4 per cento della popolazione (113 milioni di individui). In Italia, la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 28,9 per cento (circa 17 milioni e 407 mila individui), in diminuzione rispetto al 30% toccato nell'anno precedente. È quanto comunicato dall'Istat che ha diffuso il secondo "Rapporto SDGs 2019. Informazioni statistiche per l'Agenda 2030 in Italia". L'indicatore di povertà o esclusione sociale considera diverse dimensioni e corrisponde alla quota di persone che presentano almeno una delle seguenti situazioni: sono a rischio di povertà di reddito; sono gravemente deprivate materialmente, vivono in famiglie con una intensità lavorativa  molto bassa. In Italia, la povertà di reddito riguarda il 20,3% della popolazione. Questo valore è sostanzialmente stabile rispetto al 20,6% del 2016. Si trova in grave deprivazione materiale il 10,1% della popolazione, quota più bassa di 2 punti nel confronto con l'anno precedente. La quota di coloro che vivono in famiglie con una intensità di lavoro molto bassa è invece dell'11,8%, in diminuzione dal 12,8% del 2016. Le disparità regionali sono molto ampie, sia per l'indicatore composito sulla povertà o esclusione sociale, sia per le tre misure che lo compongono. Il Mezzogiorno presenta i valori più alti per tutti e quattro gli indicatori. Il rischio di povertà o esclusione sociale riguarda il 44,4% degli individui residenti in questa area del Paese contro il 18,8% del Nord. Se si considerano gli occupati che vivono in condizione di povertà reddituale, l'Italia è quintultima tra le nazioni della Ue con il 12,2% degli occupati a rischio di povertà nel 2017. La quota relativa al Nord Italia è passata dal 4,5% del 2004 al 6,9% del 2017; quella del Mezzogiorno, già molto elevata, è salita dal 19,2% al 22,8% mentre al Centro Italia è quasi raddoppiata (dal 5,9% all'11,2%).



Fonte: Istat
Via: AskaNews

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