venerdì 12 luglio 2019

Agrigento, affari delle cosche mafiose con estorsioni e slot: 9 arresti

I Carabinieri hanno eseguito 9 ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti di vertici ed affiliati delle famiglie mafiose di "Cosa Nostra" di Licata (Ag) e Campobello di Licata (Ag). Le accuse, a vario titolo, sono di associazione di tipo mafioso armata,
finalizzata, alle estorsioni, nonché di concorso esterno in associazione mafiosa. L'operazione, eseguita su input della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo con il nome in codice "Assedio", fa seguito all'indagine che il 19 giugno scorso aveva già fatto scattare 7 fermi per associazione mafiosa armata. I Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento hanno così inferto un nuovo duro colpo alle cosche licatesi. Sottoposto nuovamente agli arresti domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa un consigliere comunale in carica di Licata, che si era dimesso proprio a seguito del primo arresto. Su di lui, i Pubblici ministeri hanno fornito al Gip di Palermo ulteriori elementi che avrebbero ulteriormente rafforzato il quadro probatorio. Il consigliere, in accordo con il reggente della locale famiglia mafiosa, avrebbe chiesto ed ottenuto l'appoggio elettorale del citato sodalizio durante le elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale di Licata svoltesi a giugno del 2018. In cambio avrebbe garantito la sua disponibilità all'organizzazione in diverse circostanze, principalmente nell'ambito di necessità di carattere diagnostico presso il nosocomio di Licata. Durante i pedinamenti, i militari hanno filmato summit ed incontri segreti fra gli elementi di vertice e gli affiliati della cosca mafiosa. E' stata accertata persino un'estorsione per lavori edili realizzati in Germania. Per essi la vittima, a seguito della sola intimidazione derivante dal vincolo associativo, non ha esitato a versare la somma di 5.000 euro. Documentati anche gli interessi del clan nel settore delle slot machine, attraverso una compiacente società di distribuzione di apparati elettronici da gioco, il cui titolare è stato sottoposto a fermo, avveniva infatti l'installazione pilotata di macchinette in numerosi esercizi commerciali dell'hinterland licatese.


Via: RaiNews24

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