martedì 5 maggio 2020

Roma, ministro e intercettazioni dei boss: scontro su guida del Dap

"Zio Carmè, questi ci vogliono di nuovo chiudere come i topi. Qui c'è scritto che vogliono fare a Di Matteo capo delle carceri, chisti su pazz, amma fà ammuina". E' il 2 giugno del 2018, quando Ferdinando Autore, boss camorrista recluso al 41 bis all'Aquila
si sfoga, durante l'ora di socialità, con un altro 'pezzo grosso', Carmelo Dominante, boss della Stidda di Gela. Autore, dopo avere ritagliato parte di un quotidiano nazionale, dall'interno della camera di assegnazione, mostra il ritaglio a Dominante e si sfoga contro Antonino Di Matteo, che in quel momento è membro della Direzione nazionale antimafia. E' secco il no dei boss mafiosi al carcere duro contro Di Matteo. Che in quel momento è il magistrato più scortato d'Italia, che aveva rappresentato l'accusa nel processo sulla trattativa tra Stato e mafia, che si era concluso appena due mesi prima con la condanna di quasi tutti gli imputati, dai boss mafiosi Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella a imputati 'eccellenti' come il generale Mario Mori e il colonnello Giuseppe De Donno. Sono soltanto alcune delle frasi che, in quel periodo, il Gom, il Gruppo operativo mobile delle carceri, trascrive per mandarle alla Direzione e che poi verranno inviate alla Direzione nazionale antimafia. Di Matteo, che dallo scorso autunno, è consigliere del Consiglio superiore della magistratura, domenica sera, durante la trasmissione 'Non è l'Arena', parlando della proposta che in quel periodo gli venne fatta dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede di accettare l'incarico di capo del Dap "oppure di Direttore degli affari penali", ha citato alcune delle frasi che erano state captate dal Gom di boss mafiosi che non accettavano di buon grado il suo nome a capo delle carceri. Ma cosa dissero in quel periodo i boss? In un'altra informativa, sempre di quei giorni, come apprende l'AdnKronos, il Gom nel carcere di massima sicurezza dell'Aquila, riferisce quanto detto dal boss Carmelo Lupo, fedelissimo dei capimafia di Brancaccio Giuseppe e Filippo Graviano a un sottufficiale del Gom: "Appuntà, ha visto che come capo del Dipartimento pensano a Di Matteo? Che vogliono fare? Stringerci ancora di più? Già siamo stretti, più di così non lo possono fare...". E poi, ancora, il boss Sandro Lo Piccolo, di Palermo. Tutti contro l'ex pm della trattativa a capo del Dap. E gli uomini del Gruppo Operativo Mobile della polizia penitenziaria dopo avere ascoltato quegli 'sfoghi' li hanno riportati nelle relazioni. Parola per parola.

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