mercoledì 24 giugno 2020

Reggio Emilia, affidi dirottati in cambio di denaro: 24 rinvii a giudizio

La Procura di Reggio Emilia ha chiesto il rinvio a giudizio per 24 soggetti nell'ambito dell'inchiesta "Angeli e Demoni" sugli affidi illeciti in Val d'Enza. I reati contestati sono, a vario titolo, abuso d'ufficio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, falsa perizia anche attraverso
l'altrui inganno, frode processuale, depistaggio, rivelazioni di segreto in procedimento penale, falso ideologico in atto pubblico, maltrattamenti in famiglia, violenza privata, lesioni dolose gravissime, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Sono 155 i testimoni citati dall'accusa, 48 le parti offese, tra cui l'Unione dei Comuni Val d'Enza, i Comuni di Gattatico e Montecchio, ministero della Giustizia e Regione Emilia-Romagna. L'inchiesta è stata seguita dai Carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Reggio Emilia, coordinati dal pm. A gennaio la Procura aveva notificato a 25 persone la chiusura delle indagini, quindi la posizione di uno degli indagati è stata già archiviata. L'inchiesta era però partita con 27 nomi su cui i militari hanno fatto approfondimenti, alcuni dei quali hanno chiarito le loro posizioni. Agli atti, nell'inchiesta, restano le violenze psicologiche subite dai bambini, allontanati dalle famiglie d'origine dopo un "lavaggio del cervello". L'accusa sostiene che la psicoterapeuta indagata si travestì da lupo o da altri personaggi "cattivi" dell'immaginario popolare, inseguendo un bambino all'interno del proprio studio e urlandogli contro "col dichiarato fine di punirlo e di sottometterlo". Al termine del gioco, la terapista associava la figura del lupo cattivo al compagno della madre coinvolto in un'inchiesta su presunti abusi sessuali. La dottoressa è accusata di aver alterato lo stato psicologico di minori e di aver utilizzato, in alcuni casi, la "macchinetta dei ricordi", strumento a impulsi elettromagnetici non riconosciuto dall'ordine degli psicologi in Italia, attraverso il quale avrebbe estrapolato i ricordi traumatici presenti nella mente del bambino, sostituendoli con quelli positivi. Nell'inchiesta ci sono anche i regali e le lettere dei genitori naturali, consegnati al Servizio sociale della Val d'Enza, ma mai fatti avere ai bambini in affido. Un modus operandi da parte degli operatori, esemplificato anche da un messaggio in una chat di gruppo acquisito grazie al sequestro di telefoni agli indagati, dove si parla della mole di materiale ricevuto e mai consegnato. L'udienza preliminare è fissata per il 30 ottobre davanti al Gup del tribunale emiliano.

Fonte: ANSA
Via: TGCom24

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